Il Parodontologo a Milano Quando ci si rende conto di avere dei problemi parodontali perché il dentista ce lo dice, siamo a volte assaliti da una sensazione di sconforto legata all’evidenza di fatti che ignoravamo.
Pensiamo che per anni siamo stati curati dal dentista, che abbiamo fatto sedute di pulizia dei denti con regolarità, dietro indicazione del dentista stesso che ci parlava di gengivite, infiammazione gengivale, difficile pulizia delle tasche gengivali che erano presenti in alcuni punti. Non avevamo idea che questo potesse farci diventare “paziente parodontale” con il suono sinistro di un marchio inequivocabilmete negativo. Quasi che il dentista ci avesse detto “hai il diabete” oppure “sei malato di cuore”, con la stessa certezza che qualche magico equilibrio si fosse rotto e l’idea che le gengive dovessero diventare un incubo quotidiano. Ci viene in mente quella minaccia terribile che da ragazzi qualcuno diceva “ti venisse la piorrea” come la peggiore delle minacce. Ebbene qualcuno ci stava dicendo che avevamo la piorrea. Era lì.
Qualcuno arriva a questa esperienza di malattia parodontale avendo fatto lo scapestrato da sempre, non usando il filo interdentale, non usando con correttezza e sistematicità lo spazzolino, non usando il fluoro e non facendo sedute di pulizia dei denti. Ma noi no! Noi avevamo la coscienza tranquilla. E’ vero che forse il filo non lo avevamo usato come ci diceva quel bravo dentista che si preoccupava di evitarci i guai, che non si preoccupava solo di curare bene i malanni che arrivavano, evitando otturazioni e magari devitalizzazioni , evitando le corone, per quanto belle ed in porcellana, migliori anche dei denti naturali. Ma noi pensavamo che a noi non sarebbe successo. In fondo, cosa facevano i nostri vecchi che erano arrivati a ottant’anni con tutti i loro denti? Niente, nemmeno lo spazzolino usavano, non avevano in bocca protesi o dentiere ma tutti i loro bei denti. Avevamo diritto avere la stessa sorte.
No, il dentista non la pensava così. Le tasche parodontali c’erano, misuravano su molti denti 5, 6 o 7 millimetri , le forcazioni dei molari erano sondabili e “non lasciavano presagire un futuro brillante!”. Che fosse un eufemismo? Un modo per dire che ero alla frutta… un poco più garbato?
Devi vedere un parodontologo. Un bravo parodontologo che ti aiuti a mettere a punto un piano di trattamento adatto alla tua malattia parodontale piuttosto seria.
Ok un bravo parodontologo a Milano lo troverò. Un parodontologo a Milano che sia disponibile a spiegarmi bene cosa vuol dire avere la piorrea, come si fa a curarla. Ma si può curare la piorrea,, si può curare la malattia parodontale? Il dentista mi ha detto che il mio caso non è facile, perché la malattia parodontale coinvolge anche i molari, accidenti a loro, che sono più difficili da curare perché non sono denti belli dritti con una radice semplice, ma è tutta complicata con divisioni delle radici, con rientranze dove i batteri mettono su casa. E i molari superiori di radici ne hanno ben tre! Forse qualcuno ne ha quattro!!! E ce ne vuole per snidarli da lì, tra le forcazioni. Il parodontologo che devo trovare a Milano deve farmi capire se posso sperare ci farcela, se la mia vita potrà ancora continuare… Di notte mi sogno denti con cinque radici con forche labirintiformi ed io che cerco di pulirle: un vero incubo parodontale, categoria che pensavo non esistesse.
Ma adesso devo cercare un parodontologo a Milano. Ne parlo con amici e parenti. Mi diranno se conoscono un parodontologo a Milano che mi possa aiutare.
Alla fine il parodontologo giusto a Milano l’ho trovato, anzi è una parodontologa, una dottoressa che si chiama Linnea Passaler e che ha avuto la pazienza di spiegarmi molte cose della mia malattia, che mi ha rassicurato e mi ha dato la possibilità di capire un poco più serenamente cosa vuol dire curare la mia malattia parodontale. Mi ha detto che non c’è una sola malattia parodontale, che ogni manifestazione è un poco diversa dalle altre a seconda delle particolarità di ciascuno, delle caratteristiche anatomiche dei denti, della capacità di rimuovere la placca batterica, della manualità nell’usare gli strumenti di igiene orale, della costanza con la quale questo problema viene gestito, della continuità nella attenzione verso questa malattia. Una variabile significativa naturalmente è la mia suscettibilità, la mia capacità costituzionale a resistere all’infezione, perché di questo si tratta.
Poi mi ha detto che dovevo fare delle radiografie di tutti i denti e la misurazione delle tasche parodontali. Dopo di questo mi avrebbe dato un responso più chiaro sulle possibilità di normalizzazione della situazione, nel frattempo mi ha proposto di fare 4 sedute di levigatura radicolare per eliminare tutte le cause locali della malattia parodontale, cioè il tartaro, le ruvidità delle superfici dentali radicolari oltre alla placca batterica che io dovevo imparare ad eliminare completamente in ogni momento delle giornata. Senza questo impegno continuo non c’è cura parodontale che tenga! Mi ha anche parlato di possibilità di fare test genetici per capire meglio quali problematiche nei miei sistemi di difesa possono essere rilevate. Avendo io 44 anni mi diceva che è un po’ presto per una malattia aspecifica legata all’età: bisognava capire meglio.
Dopo diversi mesi di trattamento, comunque, che ha richiesto soprattutto trattamenti non chirurgici, devo dire che ho imparato perfettamente a gestire la mia bocca: questa per me è stata la scoperta più grande. Non sapevo tenere a bada efficacemente la placca batterica e tutti coloro che mi avevano visto precedentemente avevano un poco sottovalutato la questione: molti non avevano mai fatto dei sondaggi per verificare la profondità delle tasche gengivali ed per allertarmi, altri erano stati più attenti al problema ma solo uno mi aveva davvero fatto assistere da un buon parodontologo a Milano, nella mia città
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